CORIGLIANO ROSSANO- Non si ferma la scia di fuoco che sta colpendo la comunità pakistana residente a Corigliano-Rossano. Erano circa le 02:00 di questa notte quando l’ennesimo rogo ha illuminato a giorno l’area situata nei pressi di via Galeno, proprio dietro la Farmacia Pappalardo, nello scalo di Rossano. A finire in cenere, ancora una volta, l’autovettura di un cittadino di nazionalità pakistana, una Opel Zafira.
L’intervento dei Vigili del Fuoco ha evitato che le fiamme si propagassero agli edifici vicini, ma il danno al veicolo è totale. Sul posto sono intervenute le forze dell’ordine per i rilievi di rito, ma il ripetersi sistematico di questi episodi sta trasformando quello che sembrava vandalismo isolato in un vero e proprio caso di allarme sociale.
L’analisi: Oltre la cronaca, l’ipotesi di una “regia”
Il fatto che gli obiettivi siano chiramente mirati – cittadini della stessa nazionalità, spesso impiegati nel settore agricolo locale – sposta l’attenzione su scenari più complessi. Non si può più parlare di coincidenze. Ecco le possibili piste che emergono dall’analisi del contesto:
1. Il Racket del Trasporto e del Lavoro (Caporalato Interno): È l’ipotesi più accreditata nelle dinamiche che coinvolgono le maestranze agricole. L’auto, per un lavoratore straniero, non è solo un mezzo di trasporto, ma uno strumento di autonomia. Distruggere i veicoli potrebbe essere un modo per colpire chi cerca di rendersi indipendente da “servizi” di trasporto collettivo gestiti da connazionali o per punire chi non si piega a determinate tariffe o gerarchie nel reclutamento nei campi.
2. Regolamenti di conti e “tasse” di protezione: Il rogo notturno è la firma classica di un’intimidazione. Potrebbe trattarsi di una forma di estorsione interna alla comunità: una “tassa” sulla protezione o sulla possibilità di lavorare in determinate zone della Sibaritide. Chi non paga, vede la propria fonte di mobilità andare in fumo.
3. Faide tra gruppi di connazionali: Non si può escludere che dietro questi atti ci siano tensioni legate a debiti privati o alla gestione di alloggi, che sfociano in rappresaglie plateali per marcare il territorio e imporre il rispetto di figure dominanti all’interno della gerarchia etnica.
Un territorio sotto scacco
La scelta dell’orario (le tre del mattino) e del luogo (zone centrali o densamente popolate come quella nei pressi di via Galeno) dimostra una sfrontatezza preoccupante. Gli autori sanno di poter agire nell’ombra e colpiscono al cuore la sussistenza di chi, ogni giorno, si spacca la schiena nelle campagne ioniche.
Mentre le indagini proseguono, resta una domanda: quanto è profonda la rete di questo “racket dell’agricoltura” che sembra consumarsi interamente dentro i confini della comunità straniera, ma che inevitabilmente sporca la sicurezza dell’intera città?




















