Omicidio Aquino a Schiavonea: la DDA chiede il carcere a vita per Le Pera e 23 anni per Intrieri e Arturi

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COSENZA- Si avvia verso il capitolo conclusivo il dibattimento in Corte d’Assise a Cosenza sull’agguato mortale ai danni del 57enne Pasquale Aquino, freddato a colpi di pistola e mitraglietta la sera del 3 maggio 2022 nei pressi della sua abitazione a Marina di Schiavonea. A margine della requisitoria, il sostituto procuratore della Direzione Distrettuale Antimafia di Catanzaro, Alessandro Riello, ha espresso con nettezza la posizione dell’accusa: nessuna incertezza sui fatti, ma la piena certezza delle responsabilità penali.

Il quadro sanzionatorio prospettato dal magistrato dinanzi al collegio giudicante (presieduto da Paola Lucente, giudice a latere Francesca De Vuono) definisce con severità i presunti ruoli ricoperti dagli imputati:

  • Ergastolo con isolamento diurno (un anno) per il 24enne incensurato Francesco Le Pera, indicato dal pubblico ministero come uno dei componenti del commando di fuoco insieme a un secondo presunto esecutore, all’epoca dei fatti minorenne e giudicato in una sede separata.
  • 23 anni di reclusione ciascuno per il 24enne Manuel Intrieri (detto Zuzù) e per il 42enne Giorgio Arturi. Per entrambi, la Procura antimafia ha sollecitato la concessione delle attenuanti generiche e il depennamento dell’aggravante dei futili motivi.

I tre imputati si trovano attualmente ristretti in regime di custodia cautelare in carcere.

I pilastri probatori: telecamere, rilievi satellitari e riscontri balistici

L’impalcatura dell’accusa poggia su una fitta maglia di evidenze tecniche integrate tra loro: filmati degli impianti di videosorveglianza, dati dei dispositivi Gps, intercettazioni e consulenze balistiche.

Stando alla ricostruzione della DDA, l’azione criminosa sarebbe stata preceduta da una fase preparatoria meticolosa, contrassegnata da almeno quattro sopralluoghi operativi eseguiti a bordo di una Fiat 500L in uso a Intrieri. Il medesimo veicolo è stato rilevato dalle telecamere la sera del delitto nei punti nevralgici della zona: nei pressi del luogo del delitto in Viale Mediterraneo, vicino al circolo ricreativo frequentato dalla vittima in Viale Salerno e nei pressi della farmacia Favaro in Via Provinciale.

Proprio le registrazioni della farmacia, analizzate ed elaborate anche tramite la consulenza tecnica del professor Sebastiano Battiato nominato dalla Corte, mostrerebbero Arturi e Intrieri nell’abitacolo dell’auto pochi minuti prima dell’agguato. La vettura sarebbe poi servita per recuperare i due killer e garantirne l’allontanamento dall’area prima del ritorno sul luogo dell’agguato.

Le biciclette e la perizia sulle armi

A completare la ricostruzione logistica figurano due biciclette impiegate dagli esecutori per gli spostamenti immediati. Un mezzo è stato rinvenuto nell’abitazione dei coniugi Antonio Madeo e Teresa La Grotta in contrada Fabrizio (poco distante dall’abitazione di Le Pera); la donna ha dichiarato di aver fornito il mezzo proprio a Le Pera. La corrispondenza tra il veicolo sequestrato e quello ripreso nei filmati ha trovato conferma sia nelle perizie di parte dell’accusa che negli accertamenti disposti dal giudice.

Sotto il profilo balistico, i proiettili repertati sul luogo del delitto sono risultati perfettamente compatibili con due armi da fuoco sequestrate dai Carabinieri del Reparto Territoriale nell’ambito delle indagini: una pistola Bernardelli 60 e una mitraglietta CZ VZ 61 Scorpion, entrambe calibro 7,65.

Le condotte contestate e la chiusura della requisitoria

Il PM ha tracciato il peso specifico delle singole posizioni nell’organizzazione dell’evento delittuoso:

  • Le Pera: additato come esecutore materiale sulla base della rispondenza antropometrica, della disponibilità della bicicletta usata per la fuga, del legame con l’arsenale e di intercettazioni che ne attesterebbero un ruolo primario. A suo carico figurano inoltre le dichiarazioni rese prima del decesso in carcere dal co-indagato Francesco Cufone.
  • Intrieri e Arturi: considerati elementi chiave del supporto logistico e preparatorio, attivi nei sopralluoghi e nel coordinamento prima e dopo la fase esecutiva.

Nel concludere il proprio intervento, il magistrato ha ribadito che tutte le piste alternative prefigurate dalle difese nel corso dell’istruttoria dibattimentale sono state vagliate ed escluse per mancanza di elementi oggettivi. La parola passa ora alle arringhe dei difensori (gli avvocati Giovanni Zagarese, Gianni Scatozza e Pasquale Di Iacovo), a cui seguiranno le eventuali repliche prima del ritiro della Corte d’Assise in camera di consiglio per la sentenza.

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