Sybaris e Thurii, la storia che riemerge dal paesaggio antico: il lavoro di Nilo Domanico incanta Paestum

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PAESTUM- Una sala gremita e attenta ha fatto da cornice, al Museo Archeologico Nazionale di Paestum, alla presentazione del volume Alla ricerca di Sybaris e Thurii. Il paesaggio antico dell’ingegnere e ricercatore Nilo Domanico. L’evento, tenutosi nell’ambito della XXVIII Borsa Mediterranea del Turismo Archeologico all’interno del convegno Oinotria Tellura – Il cammino del vino antico promosso dai Gruppi Archeologici d’Italia APS, ha riacceso i riflettori su uno dei capitoli più affascinanti e dibattuti della Magna Grecia.

Al centro dell’incontro non vi è stata soltanto la cronaca di un successo editoriale e di un percorso di ricerca avviato da anni, ma l’illustrazione di nuovi e suggestivi sviluppi scientifici capaci di riconsiderare l’assetto territoriale e storico della Piana di Sibari.

La svolta sul porto di Sybaris: un bacino lagunare protetto

Tra i punti salienti dello studio di Domanico figura la nuova ipotesi sull’ubicazione del porto dell’antica Sybaris. Superando l’immagine classica di uno scalo affacciato direttamente sul mare aperto, il ricercatore — incrociando studi geologici, geomorfologici, idrogeologici e cartografia storica — propone un articolato sistema portuale lagunare e fluviale.

La ricerca individua un’area di spiccato interesse a oriente di Masseria Bruscata, tra l’attuale Parco Archeologico e Casa Bianca. In questa zona, la polis achea avrebbe sfruttato un bacino naturalmente protetto e collegato sia al Mare Ionio sia al sistema dei paleoalvei del fiume Sybaris (l’odierno Coscile), offrendo così una chiave di lettura inedita per spiegare la straordinaria fortuna commerciale della colonia.

Reinterpretare Thurii: i tumuli di Favella e la sorgente antica

Ugualmente rilevante è l’approfondimento dedicato a Thurii, la colonia panellenica fondata nel 444/443 a.C. con il sostegno di Atene. Domanico invita a riconsiderare la geografia urbana del sito muovendo dalle testimonianze archeologiche della zona di Favella della Corte, esplorate nell’Ottocento da Francesco Saverio Cavallari.

I monumentali tumuli funerari della zona, tra cui il celebre Timpone Grande, vengono interpretati come parte integrante di un più vasto paesaggio funerario legato alle principali direttrici d’accesso e di comunicazione. A ciò si aggiunge l’ipotesi di identificazione dell’antica sorgente Thuria con l’attuale Fonte del Fico, tassello fondamentale per ricomporre il rapporto tra fonti letterarie storiche e topografia reale.

L’acqua come filo conduttore della storia

Il valore scientifico dell’opera è stato rimarcato dall’intervento dello storico Giovanni Russo, che con la relazione L’acqua che fonda le città ha evidenziato come le riserve idriche, le sorgenti e i corsi d’acqua non fossero semplici elementi ambientali, ma i veri fattori determinanti per la nascita, l’economia e la politica delle città antiche. Emblematico il principio richiamato dal docente: «In principio era la sorgente».

All’incontro è intervenuto anche Leonardo Lozito, consigliere nazionale dei Gruppi Archeologici d’Italia, rimarcando l’importanza di un approccio multidisciplinare in cui archeologia, geologia, ingegneria e storia convergano verso una visione integrata del territorio.

La giornata di Paestum ha dimostrato come la ricerca sulle città scomparse non sia un esercizio erudito per pochi specialisti, ma un patrimonio vivo della memoria collettiva. Le ipotesi presentate tracciano ora precise direttrici per le future indagini geoarcheologiche sul campo, confermando che per ritrovare il nostro passato occorre spesso imparare a guardare la terra con occhi nuovi.

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