CORIGLIANO-ROSSANO – Le intercettazioni agli atti dell’operazione “Ginestra” svelano i retroscena e le conversazioni al centro dell’inchiesta della Dda di Catanzaro sulle elezioni amministrative del giugno 2024. Nel mirino degli investigatori figurano due distinte vicende che coinvolgono il sindaco Flavio Stasi e il consigliere comunale Pietro Lucisano.
PARTE 1: La posizione di Flavio Stasi e il pranzo del 6 maggio 2024
L’indagine sul sindaco Flavio Stasi ruota attorno alle interlocuzioni registrate tra fine aprile e maggio 2024. Un passaggio cruciale emerge dal vertice intercettato in un ristorante il 6 maggio tra Annibale Matalone, Vincenzo Curia e Antonio Mingrone.
In quell’occasione, Matalone subordina esplicitamente il proprio attivismo per la raccolta di voti a un riscontro concreto in termini occupazionali:
- «Glieli raccogliamo parecchi voti e vediamo se si mette a disposizione, però deve essere sicuro».
Nel corso del colloquio, Vincenzo Curia fa riferimento ai contatti con il primo cittadino, sconsigliando tuttavia l’uso del telefono per evitare i controlli. Successivamente, il monitoraggio dei Carabinieri del 16 maggio documenta i movimenti nei pressi del comitato elettorale di via Telesio, immortalando il transito del sindaco; gli atti giudiziari evidenziano tuttavia che le immagini non immortalano alcun incontro diretto o trattativa tra Stasi, Matalone e Curia.
A conferma dell’attività di proselitismo svolta, Matalone viene successivamente intercettato mentre commenta il proprio operato:
- «Io lo voto e lo faccio votare a Stasi… una ventina di voti glieli ho arrangiati…».
PARTE 2: La posizione di Pietro Lucisano e il patto con Antonio Mingrone
Più lineare, secondo gli inquirenti, è la ricostruzione che riguarda il consigliere di opposizione Pietro Lucisano e l’accordo stretto con Antonio Mingrone. Già il 6 maggio 2024, subito dopo un incontro in un bar di Rossano, Mingrone racconta di aver avanzato una richiesta precisa legata al proprio voto:
- «Fammi fare almeno due [mesi] al mare quest’estate… all’Ecoross» (prospettando un impiego nella società di igiene urbana).
Con il passare delle settimane la situazione si fa pressante. Il 27 agosto Mingrone scrive al consigliere manifestando una grave difficoltà:
- «Sono in mezzo a una strada e non ci posso stare più così», aggiungendo che «la situazione ora è tragica che ho 30 anni».
Il successivo incontro del 16 settembre suggella l’impegno: dopo aver verificato l’assenza di carichi pendenti («carichi pendenti, condanne penali, cose… niente?»), Lucisano si attiva per seguire la domanda di assunzione, raccomandandosi sulla cautela:
- «Dammi due o tre giorni che vedo quello che devo fare», aggiungendo: «Io ora siccome per telefono non te lo potevo dire».
Il patto trova riscontro anche nella fase elettorale. Il 20 maggio, all’interno della sede del candidato, Lucisano consegna del denaro per le spese di campagna esortando l’interlocutore:
- «Tieni questi, offrici qualche caffè a qualcuno per questa campagna elettorale e dopo che poi votiamo, poi…».
- Risponde Mingrone: «Tu puoi andare tranquillo, io ti dico sezione e tutto…», ribadendo dopo le urne il proprio peso politico: «Tutta Rossano sopra l’ho fatta votare Lucisano».

























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