Omicidi e strategie di morte nella Sibaritide: la maledizione delle mogli dei boss, da Antonella Lopardo a Silvana Sibarelli

Antonella Lopardo

CASSANO ALL’IONIO- La notte di contrada Lattughelle a Sibari – segnata dall’agguato in cui ha perso la vita la sessantenne Silvana Sibarelli ed è rimasto gravemente ferito il marito Damiano Pepe, alias “Tripolino” – evoca con forza un copione di sangue già scritto nella Piana di Sibari. Una scia di violenza che, per dinamiche e bersagli, riporta inevitabilmente alla memoria collettiva un altro delitto consumato a pochi chilometri di distanza.

Il filo nero: da Antonella Lopardo a Silvana Sibarelli

Il pensiero corre immediatamente alla sera del 2 maggio 2023, quando a perdere la vita in circostanze drammaticamente analoghe fu Antonella Lopardo, quarantanove anni, assassinata in contrada Ciccotonno, nel territorio di Cassano allo Ionio. In quell’occasione, un commando armato entrò in azione nei pressi dell’abitazione della donna, crivellando la scena con proiettili d’arma da fuoco (allora esplosi persino da un fucile d’assalto tipo Kalashnikov). Il bersaglio designato dei killer fu subito identificato dagli investigatori nel marito, Salvatore Maritato.

Due donne, due mogli, due vite spezzate sulla soglia di casa mentre la furia della ‘ndrangheta sceglieva di colpire nei nuclei familiari più stretti dei propri obiettivi. Se per Damiano Pepe – tornato libero nel 2019 dopo oltre ventisei anni di carcere per associazione mafiosa e omicidio – l’ospedale di Cosenza rappresenta adesso il blindato presidio dove lotta per la sopravvivenza in condizioni critiche, per il territorio si riapre una ferita profonda, alimentando interrogativi inquietanti sulle strategie e sui codici di una criminalità che non sembra arretrare neppure di fronte ai contesti domestici.

Dai contrasti alla convergenza: i rapporti tra i Pepe e i Forastefano

Le analogie tra i fatti di sangue e i profili delle vittime si inseriscono in un quadro criminale complesso e in continua evoluzione, segnato storicamente da frizioni e alleanze tra le famiglie di vertice della Sibaritide.

I rapporti tra gli Abbruzzese-Pepe e i Forastefano sono stati a lungo definiti da una sanguinosa contrapposizione per il controllo degli affari illeciti sul territorio di Cassano allo Ionio e dintorni. Una rivalità spietata, tragicamente simboleggiata in passato dall’omicidio di Eduardo Pepe – fratello di Damiano –, trucidato nel 2002 nel pieno della faida che opponeva le fazioni locali.

Tuttavia, le più recenti risultanze investigative della Direzione Distrettuale Antimafia hanno delineato un mutamento radicale negli assetti mafiosi dell’area ionica. Nel corso degli anni, le consorterie hanno superato le antiche faide per convergere verso una gestione unitaria e confederata del territorio, dando vita a quella che gli inquirenti descrivono come una sorta di supercosca integrata tra gli Abbruzzese-Pepe e i Forastefano. Una pax mafiosa funzionale alla spartizione degli affari illeciti, i cui equilibri interni continuano tuttavia a essere scossi da sussulti di violenza estrema, come dimostrano i recenti agguati che continuano a insanguinare la Piana.

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