Sanità, il grido di don Santo Aquilino: «Il Nuovo Ospedale della Sibaritide nasca Hub, serve una deroga subito»

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CORIGLIANO-ROSSANO – Il cappellano del “Guido Compagna” e storico parroco di Santa Maria Maggiore analizza il futuro della sanità ionica dopo l’incontro all’Osservatorio sulla Città. «Un nuovo Spoke sarebbe inadeguato già sul nascere. Stop alle guerre intestine».

Non è solo una questione di freddi numeri o di burocrazia sanitaria; è una battaglia di civiltà, di diritto alla salute e di dignità per un intero territorio. A rimettere al centro del dibattito il futuro del Nuovo Ospedale della Sibaritide è una voce autorevole e profondamente radicata nel tessuto sociale locale: quella di don Santo Aquilino.

Già storico parroco di Santa Maria Maggiore – chiesa nel cuore del centro storico, straordinario esempio di barocco napoletano e per secoli alla guida di una delle parrocchie più popolose, oggi colpita dal dramma dello spopolamento – e attuale cappellano dell’ospedale “Guido Compagna”, don Santo ha affidato ai social una riflessione lucida e accorata all’indomani dell’incontro organizzato dall’Osservatorio sulla Città presso il Centro di Eccellenza. Il messaggio è chiaro, netto e privo di giri di parole: il nuovo ospedale non può e non deve nascere come un semplice “Spoke”, perché la Sibaritide ha bisogno e merita un HUB.

Il “peccato originale” della sanità territoriale

Secondo il sacerdote, l’attuale impianto sanitario sconta una debolezza strutturale che solo una scelta coraggiosa può sanare. Don Santo evidenzia come sia nell’ordine naturale delle cose che la nuova struttura nasca sotto la stella del livello Hub, un traguardo che, una volta centrato, eliminerebbe definitivamente il peccato originale della sanità territoriale. Si tratta di un segno dei tempi, anche se oggi appare offuscato dalle problematiche gestionali che colpiscono il “Giannettasio” e il centenario e glorioso “Guido Compagna”.

Il nodo cruciale risiede nei parametri del DM 70/2015, il decreto Balduzzi, che per l’attribuzione della qualifica di Hub richiede un bacino tra i 600.000 e il milione e duecentomila abitanti. Dati alla mano, la Camera di Commercio di Cosenza fotografa un territorio di 270.000 residenti, di cui 74.000 a Corigliano-Rossano, spalmati su 44 Comuni. Ma per don Santo la matematica non può ignorare la realtà geografica, storica e stagionale, e la rigidità della norma deve cedere il passo di fronte a tre ragioni inconfutabili.

Le ragioni per la “Deroga al Piano”

In primo luogo, la stessa Regione Calabria ha progettato e finanziato l’opera pensando all’intera Sibaritide e non a un territorio ristretto. Ha quindi il pieno potere di derogare ai decreti nazionali, un atto che dovrebbe compiere spontaneamente per tutelare i cittadini. Questa necessità è resa ancora più urgente dal fattore geografico e dal cronico isolamento stradale della zona. La vastità della provincia e le note difficoltà di collegamento richiedono che l’isolamento prevalga sulla fissità della legge, poiché un vincolo burocratico non può e non deve limitare il diritto costituzionale alla salute.

A condizionare la scelta c’è poi l’esplosione demografica estiva, un fenomeno che vede l’area costiera subire una crescita esponenziale compresa tra il 300% e il 500%, rendendo i calcoli invernali del tutto anacronistici. Del resto, persino la storia antica insegna che la grande Sibari contava già trecentomila residenti e un entroterra ricco di città collegate.

Infine, non va trascurato l’aspetto economico legato alla gestione delle emergenze. Affidarsi continuamente all’elisoccorso risulta estremamente dispendioso, con un peso sul bilancio regionale che supera i venti milioni di euro all’anno e costi che si aggirano sui cinquantamila euro a intervento. Un ospedale Hub sul territorio ridurrebbe drasticamente la necessità di questi voli, generando un ingente risparmio che potrebbe essere reinvestito nella sanità d’eccellenza, magari creando una proficua sinergia con l’Università della Calabria per formare una nuova generazione di medici pronti ad affiancare il futuro Policlinico Provinciale.

L’appello alla politica contro i campanilismi

Il rischio concreto, secondo la disamina di don Santo Aquilino, è che le “bizantine diatribe” e i campanilismi finiscano per bloccare lo sviluppo del territorio, lasciando campo libero ad altre realtà della provincia.

Da qui il forte richiamo all’unità che suona come una sferzata ai rappresentanti istituzionali. Il parroco esorta tutte le componenti politiche, sia di destra che di sinistra, e le amministrazioni comunali della Sibaritide a far cessare immediatamente le snervanti e vergognose guerre intestine, il cui unico effetto è quello di ritardare il progresso collettivo a totale vantaggio di Castrovillari, Cosenza e Crotone.

La palla passa ora ai sindaci dei 44 Comuni dell’hinterland e, soprattutto, al Governo Regionale, chiamati a sposare la causa in tempo reale per produrre la necessaria deroga ministeriale. Al punto in cui siamo arrivati, qualunque scelta che snobbi o ostacoli la nascita dell’Ospedale Unico Hub sarebbe, secondo il cappellano, colpevolmente ingiusta e incoscientemente antistorica.

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